Lando Norris vince, come da pronostico, il GP d’Australia, che quest’anno torna ad essere la gara d’apertura del Campionato del Mondo di F1. Tuttavia, se il dominio della Mc Laren si era già palesato nel finale della scorsa stagione e nei test di pre-campionato, la corsa disputatasi sul veloce tracciato cittadino dell’Albert Park è stata pesantemente condizionata dai continui cambiamenti delle condizioni metereologiche, che hanno rimescolato le carte provocando incidenti, safety-car e variazioni di strategia. Del resto, Melbourne è soprannominata anche dai suoi abitanti “la città delle quattro stagioni in un giorno” ed in questa domenica d’inizio autunno non ha voluto smentire la sua fama. Va comunque sottolineato che il weekend australiano ha da subito mostrato un Norris diverso rispetto a quello dello scorso anno: sia il pilota inglese che tutto il team color papaya sembrano cresciuti non solo sul piano tecnico, ma anche e soprattutto su quello psicologico, per cui, se dimostreranno di aver superato l’incostante tenuta agonistica sin qui palesata in più di un’occasione, non possiamo escludere che la profezia di George Russell (“possono già concentrarsi sulla macchina del 2026”), sia azzeccata. Sin dallo spegnimento dei semafori, Norris ha resistito alle pressioni sia di Verstappen che di uno scatenato Piastri e non ha commesso errori durante il caos provocato dallo scroscio di pioggia caduto nel finale, a differenza del suo compagno di squadra, mostrando quella lucidità e quell’autorevolezza, la cui mancanza sembrava essere il suo tallone d’Achille nel corso della sua carriera.
Dietro Lando un Verstappen sempre pronto a dare la zampata e ad approfittare delle continue variazioni meteo, nonostante, come si è già sottolineato, la Red Bull non sia più il rullo compressore visto negli ultimi anni.
Chiude il podio Russell, il quale, a prescindere dalla sua “sindrome del mago Otelma”, è stato autore di una delle sue gare solide e senza fronzoli, al volante di una Mercedes che sembra avere un ottimo potenziale e che sicuramente gli darà delle soddisfazioni nel proseguo della stagione.
In una gara dove le difficili condizioni della pista hanno causato errori più o meno illustri (da Hadjar a Sainz e Alonso), brilla l’incredibile quarto posto di Kimi Antonelli, protagonista di una rimonta dal sedicesimo posto in griglia: il pupillo di Toto Wolff ha corso da veterano, superando piloti ben più esperti, arrivando a beffare l’ottimo Albon nel finale, il tutto nonostante le gufate (ed I nostri conseguenti gesti apotropaici) di Marc Gené dai microfoni di Sky ed un testa-coda conclusosi, fortunatamente, in una via di fuga simile ad un parcheggio dell’Eurospin. La sensazione è che la Mercedes stia lavorando molto bene su questo ragazzo, mettendo in risalto il suo talento ma soprattutto rispettando I suoi tempi di crescita, anche umana, il che non è poco.
Se la Mercedes per Antonelli potrebbe essere paragonata ad una scuola montessoriana, Red Bull ed Alpine ricordano sempre più un collegio militare austriaco dell’Ottocento: da un lato Helmut Marko, con il suo consueto tatto, non ha mancato di stigmatizzare il crollo psicologico dell’altro debuttane Hadjar, finito a muro nel giro di formazione e rientrato ai box in lacrime, dall’altro Briatore sembra deciso ad instaurare lo stesso clima in casa Alpine per scaricare il più rapidamente possibile Jack Doohan e sostituirlo con Colapinto. Per carità, l’australiano ha fatto vedere ottime cose nelle categorie inferiori, senza però mai mostrare di avere “quel certo non so che” che fa la differenza, tuttavia per valutarne appieno il potenziale occorrono almeno sei o sette gare da disputare senza il pensiero della spada di Damocle dell’argentino sulla testa.
E la Ferrari? Un weekend da dimenticare, iniziato con una pessima qualifica che ha relegato Leclerc e Hamilton in quarta fila, probabilmente anche a causa dell’innovativa sospensione anteriore che, non essendo ancora perfettamente a punto, non ha permesso ai piloti di guidare dando il massimo, costringendo sia Carletto che sir Lewis a lottare con un fastidioso sottosterzo soprattutto nel terzo settore del circuito. La nostra sensazione poi è che in gara si siano scelte delle mappature di motore un po’ conservative, che hanno impedito all’inglese di superare Albon pur tallonandolo per svariati giri: la rossa del sette volte campione sembrava soffrire di un deficit di velocità sul dritto, problema che, considerando che domenica si corre a Shangai con I suoi infiniti rettilinei, va assolutamente superato. La gara di Leclerc, comunque sempre più veloce del suo illustrissimo compagno di squadra, sarebbe stata addirittura condizionata dall’abitacolo allagato (!), come emerso da un team radio tra il monegasco e l’ingegner Bozzi. Dovremo attenderci una versione rossa del duo Verstappen-Lambiase? L’azzardo finale di ritardare di un giro la sosta per montare le intermedie durante lo scroscio caduto negli ultimi giri è la degna conclusione di un weekend che per la Ferrari ha letteralmente fatto acqua da tutte le parti e l’immagine di Vasseur in lotta con un ombrello durante le interviste post gara diventa quasi emblematica, nella sua involontaria comicità.
Nota di encomio per… Charles Battisti, che con I suoi camion-gru inquadrati nell’atto di recuperare le monoposto incidentate, si è fatto un po’ di pubblicità in mondovisione.
Arrivederci domenica in Cina, un tracciato interessante dal quale si potranno ricavare indicazioni più attendibili sui valori in campo.